I Bluagata su Radio Prato con OffMusic

Intervista di Clara Carlesi

Chi siete? Raccontateci un po’ di voi, quando e dall’idea di chi nasce il vostro gruppo?        

Alessia: I Bluagata sono un progetto musicale composto attualmente da cinque persone: Alessia Masi, Margherita Bencini, Folco Vinattieri, Federico Masi e Lorenzo Mattei. Ci siamo formati nel 2017 come power trio e abbiamo registrato il nostro primo album, Sabba. Durante queste registrazioni è arrivata anche Margherita per cori e seconde voce, che poi è rimasta con noi visto che come personalità musicale si sposa benissimo con il nostro progetto. Abbiamo inserito successivamente  il nostro bassista Lorenzo e nel secondo ep “The Disguises of Evil” eravamo già in cinque.

Che tipo di musica proponete? A quale genere sentite di appartenere?

Folco: E’ difficile categorizzarci, specialmente quando si parla di arte e musica trovare una collocazione precisa è dura perchè le influenze sono tante. Ognuno di noi cinque ha i suoi gusti musicali e cerchiamo di prendere ispirazione da tutto ciò che ci piace ascoltare, che sia rock, elettronica, classica, soul o pop italiano. Abbiamo inciso due album, uno in italiano e uno in inglese, ed entrambi si può dire che abbiano uno stampo “rock”, con tutte le sfaccettature che si porta dietro il genere.

-Il vostro background musicale è qualcosa di misto o avete qualche genere in comune?

Alessia: E’ stato proprio dalla diversità degli ascolti che poi è nato questo nostro genere un po’ indefinibile. Non tutti abbiamo studiato musica classica, quindi abbiamo approcci diversi anche rispetto agli strumenti che suoniamo. E’ molto difficile avere un genere preferito!

Margherita: Siamo proprio immersi nella ricerca musicale, nei nostri lavori ci possono essere tratti metal, hard rock, ballate, ma comunque ci piace molto sperimentare e confrontarci, sia dal punto di vista vocale che strumentale!

Federico:Una cosa a cui facciamo molta attenzione sicuramente è lo studio e la diversificazione dei suoni, lavoriamo con programmi di musica elettronica e in acustico, scegliendo anche i materiali con cui farlo.

-Lavorate insieme o lavorate per compiti?

Margherita: Entrambi i modi, da quando c’è stata la pandemia specialmente c’è stato un lavoro più individuale, ma incontrandoci siamo riusciti a confrontarci e tirare fuori un suono comune.

Bluagata, la vostra prima canzone, porta il vostro nome. Ci volete raccontare il perchè?

Alessia: Nel nostro primo disco c’è un concept che abbiamo sviluppato insieme al nostro produttore Alessio Camagni che consiste nell’aver dedicato i nostri pezzi a donne condannate per stregoneria e bruciate dall’Inquisizione. L’unica che è dedicata a una donna ancora in vita è proprio questa canzone: l’anima di Bluagata, ancora in vita, è quella che aleggia su di noi ispira la nostra musica. Anche il trucco è stato un mezzo di comunicazione importante combinato alla nostra musica, trasmette un messaggio forte e ben preciso. Ringraziamo le persone che hanno collaborato con noi a questo: Teresa Basili, Maurizio Chiocchetti e Andrea Rapallini.

– Parliamo un po’ dei vostri album: Sabba e The Disguises of Evil. Per ora sono due, avete qualche progetto futuro che potete svelarci?

Alessia: Certo, speriamo che la situazione lo consenta. Per quanto riguarda i nostri due album abbiamo preso come spunto il discorso, purtroppo sempre attuale, della violenza contro le donne e ne abbiamo fatto un concetto più ampio, senza scadere nel sessimo. Volevamo parlare di discriminazione  e di minoranze, dando voce a tutto ciò che è diverso e fa paura. Nel secondo album invece c’è un’evoluzione, parliamo infatti dei travestimenti del “male” che si espande in tutti gli aspetti della nostra vita, che può travestirsi e celarsi dietro figure importanti della nostra quotidianità: la famiglia, la religione, la società, il lavoro. Questi hanno un duplice aspetto che coesiste, ma ciò che ci appare come qualcosa di buono può non esserlo sempre se non ci si ferma davanti alle apparenze.

Margherita: Per chi non ci conosce consigliamo un ascolto in ordine, vedendo i nostri album come un concept unico, permeato di simbolismo che cattura l’attenzione e poi porta l’ascoltare a una riflessione attraverso le immagini che proponiamo: l’immagine della strega può essere un po’ retrò e medievale, ma ci spinge a pensare anche a tematiche più attuali.

– Una domanda su questo doppio titolo che date alle vostre canzoni. Lo slash che significato ha?

Margherita: Rappresenta la dualità e la contrapposizione dell’argomento che proponiamo, lasciamo all’ascoltatore la decisione di quale  aspetto vedere della stessa medaglia. Noi in particolare abbiamo posto l’accento sull’aspetto negativo del soggetto rappresentato nella canzone perchè crediamo che questa faccia della medaglia non vada nè repressa nè nascosta, ma accolta, musicata e cantata.

– Come vivete voi questo periodo? La mancanza del live e della vostra sala prove, come avete affrontato tutto questo?

Folco: Questa pandemia ha sconvolto i piani di tutti, i nostri compresi. Il live per un musicista è anche un po’ una terapia e ci siamo ritrovati a dover interrompere questo cammino (era due anni di fatto che non ci fermavamo mai) e questo ci è dispiaciuto infinitamente, ma abbiamo dovuto riorganizzarci in qualche modo come tutte le band in questo momento storico. Il 2021 speriamo che sia un anno pieno di album nuovi e concerti. Abbiamo fatto un po’ di prove in sala quest’estate e adesso che sono tornate le restrizioni abbiamo pensato di fare qualche concerto live in streming, il prossimo infatti sarà il 27 Dicembre.

Alessia: Siamo un po’ tutti congiunti in questo gruppo per fortuna, quindi siamo riuciti ad accorciare un po’ le distanze per quanto possibile.

-Un pomeriggio nella vostra sala prove, se venissi cosa vedrei?

Folco: Buona fortuna! Lavoriamo in un caos organizzato, ma dipende dal momento. Se c’è un live in ballo siamo più precisi mentre se c’è un momento creativo rimaniamo più liberi, seguiamo molto il momento. Possiamo partire da una frase di chitarra o un ritmo di batteria per cominciare e così sono nate molte delle nostre canzoni, ma possiamo anche partire da un lavoro condiviso fin dall’inizio. Quando suoniamo tutti insieme sentiamo cosa funziona e cosa no, un programma di registrazione invece può dare un risultato falsato.

-Quali sono i canali dove possiamo trovarvi?

Federico: Bluagata è ovunque, Spotify, Youtube, Facebook e Instagram! Consiglio di essere curiosi e di non fermarsi al primo ascolto.

-In questo periodo ci sono un sacco di artisti che hanno avuto un blocco creativo. A voi è successo? Avete un consiglio da dare ai nostri ascoltatori?

Margherita: Noi stessi siamo stati bloccati vista la mole di lavoro che stiamo continuando a produrre! Per fortuna come gruppo ci stiamo molto vicini, quindi a chiunque di noi capiti una cosa simile lo aiutiamo e non lo facciamo sentire solo, la condivisione aiuta molto. La nostra vita ci può portare tanto materiale da scrivere, sicuramente se non c’è un immobilismo personale è difficile che ce ne sia uno artistico, bisogna lasciare la nostra parola interiore libera di esprimersi senza tanti filtri.

Alessia: Il blocco creativo ha quasi sempre altre origini, è fondamentale non rinchiudersi e non costringersi nell’individualismo, condividendo il nostro disagio per vederlo anche sotto una luce diversa.

 Folco: Il blocco spesso nasce  perchè si è costretti in qualche modo a produrre in tempi ben precisi, ma noi pensiamo che questo meccanismo debba essere lasciato fuori dal processo creativo e di espressione personale, perchè questi sono momenti che nascono da un’esigenza e da un dialogo con noi stessi, non sono un mero prodotto industriale.

-Un argomento molto importante per voi so che è la fruizione della musica non a vantaggio degli artisti, ce ne volete parlare?

Folco: L’argomento è delicato e spinoso, ma sicuramente se siamo qua e in questa posizione oggi è grazie al nostro lavoro. Il mercato musicale è un luogo abbastanza duro e crudo, al limite quasi del masochismo, visto che i segnali esterni non sono dei più incoraggianti. Il fine non deve essere per forza la visibilità o i soldi, ma tendiamo a crederlo perchè è un po’ il messaggio che viene passato. Quello che pensiamo noi è che non si fa musica solo attraverso tv e canali di questo genere, anche perchè la musica è sempre esistita a prescindere da questo. La musica è necessità. Le alternative purtroppo vengono lasciate morire o non menzionate e i musicisti vengono lasciati a lottare da soli. Cerchiamo noi stessi sempre di aiutare i gruppi emergenti come possiamo ad entrare in questo mondo, non vi fate fermare da quella macchina tritatutto che è il mercato musicale, andate avanti con il cuore e la passione, indipendentemente dalle visualizzazioni.

Alessia: E’ sicuramente più difficile questa strada, ma in questo modo si può essere artefici del proprio destino, si può scegliere il proprio progetto senza essere costretti ad omologarsi al resto. Il mercato musicale ha un aspetto positivo e uno negativo, come diciamo anche in “The Disguises of Evil”: il supporto delle persone che si occupano del mercato musicale mainstream può essere importante, ma può andare anche contro al progetto musicale dell’artista.

 Margherita: Per riassumere tanto cuore e tante palle!

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