Lorenzo e Sara, ovvero Lady in the radiator

Intervista di Clara Carlesi

I Lady in the Radiator ospiti di Radio Prato Web
Come e quando vi siete formati?
Lorenzo: I Lady in the Radiator nascono nella primavera 2019, io e Sara suonavamo in un altro gruppo, ma quell’esperienza non proseguì, quindi abbiamo iniziato a scrivere nuove canzoni, le nostre. Abbiamo
cercato di costruire un band vera e propria e abbiamo esordito nell’autunno 2019 alla trentunesima edizione del Rock Contest.
Rock Contest, di cui siete stati anche i vincitori!
Lorenzo: Eravamo emozionati perchè già di per sè lo è il suonare live, in più calcare il palco della Flog, quello dove abbiamo visto più volte i nostri artisti preferiti, è stato pazzesco! Non ci aspettavamo
assolutamente la vittoria.
La prima volta che avete calcato il palco in assoluto?
Sara: Da adolescente avevo un gruppo bellissimo, ho iniziato con loro. Il primo concerto forse fu al vecchio Controsenso e mi ricordo che fu molto bello ed emozionante, oltre che pauroso ed è una cosa che ogni tanto mi capita ancora e spero che non vada mai via del tutto, è comunque un’emozione che mi aiuta. Una volta sul palco riesco però a rilassarmi e a godermela.
Lorenzo: La prima esperienza per me è stata tremenda, mi ricordo che era durannte un Pistoia Blues una dozzina di anni fa, ero proprio un’altra persona. Partecipai ad una jam invitato dal mio insegnante dell’epoca e salii sul palco: mi toccò cantare e proposi Light My Fire dei Doors, bellissima canzone, ma ero in delle condizioni disastrose ed ero molto confuso, non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.
Perchè esprimersi con la musica?
Lorenzo: Noi facciamo musica principalmente perchè ci piace, poi speriamo anche di arrivare al punto di farne un lavoro, ma non deve essere quella la “stella polare”che dirige il nostro lavoro. Penso che chi fa
musica voglia comunicare attraverso quel canale perchè vi si sente più affine, sentire la musica come necessità è sapere che è uno strumento speciale e che il contatto che crea tra persone è magico.
Sara: Alla fine ognuno è libero di dare il significato che vuole alle canzoni, trovare la propria dimensione nei suoni e nelle parole è fondamentale, è una comunicazione che arriva a tutti, anche se viene interpretata in modo diverso da ognuno di noi.
Com’è andata la vostra prima registrazione?
Lorenzo: Abbiamo fatto tutto in diversi giorni, abbiamo cominciato a Luglio e abbiamo finito ad Ottobre, è stato tutto registrato a segmenti. La prima parte di registrazione è stata quella della batteria di Donald
Renda, che ha dovuto metterci qualcosa di suo a livello di sensazione, per dare un po’ di grinta e per riportare il pezzo un po’ alla realtà. Pur essendo una canzone di speranza è piena di tensioni.Come vivete voi questo periodo? La mancanza del live e della vostra sala prove, come avete affrontato tutto questo?
Lorenzo: Un gruppo come il nostro, che fa musica “underground” (suoniamo in locali medio-piccoli) è cucito sulla dimensione live. Questa situazione ci ha tolto l’opportunità di arrivare a più persone possibili.
Sara: Prendendo comunque il lato positivo delle cose noi siamo riusciti a concentrarci di più sui pezzi, in un modo in cui normalmente non avremo potuto fare. E’ stata una full immersion che ha portato a
qualcosa di buono, come la nascita del nostro singolo “Aquamarine”.
Parliamo del vostro primo singolo “Aquamarine”.
Sara: Il pezzo è iniziato con un’idea di Lorenzo che ha trovato questa accordatura particolare. Io penso che avessimo bisogno di qualcosa di positivo, un po’ di aria di speranza, di farci cullare e di immergerci
in qualcosa che scorresse: il pezzo è molto fluido, come se non arrivasse mai a qualcosa di preciso.
Lorenzo: Abbiamo ricamato una storia su una sensazione, quasi per una capacità sinestetica di abbinare colori a suoni, io sono partito da questa accordatura che aveva un’apertura indefinita e poi si è
inserita la Sara, con il suo sentito e la sua scrittura.


Un pomeriggio nella vostra sala prove, se venissi cosa vedrei?

Sara: Alle prove partecipa anche il nostro batterista, Tancredi, e di solito avvengono in concomitanza con la preparazione di concerti o per concludere progetti, quindi il jammare è una parte che finora ci è mancata per vari motivi, ma speriamo di riuscire a inserirla in futuro visto che è una cosa che lega tantissimo.

Parliamo di live e concerti, vi è mai successo qualche episodio divertente?

Lorenzo: Alla finale del Rock Contest alla Flog saliamo sul palco e la mia chitarra era completamente scordata, un bel problema visto che la canzone la cominciavo io. Per coronare la situazione poco prima di salire sul palco scopro che mi hanno rubato il portafoglio! La Sara per fortuna, conoscendo la canzone, ha salvato la situazione andando dietro alla mia scordatura. Comunque gli strumenti scordati sono un classico,è anche divertente gestire la situazione in modo da non far accorgere il pubblico del problema che si è verificato.

Sara: Anche suonare mentre non si sente niente è un’abilità che si affina durante i concerti, visto che succede spesso.

Come nasce la vostra passione per la musica?

Lorenzo: Io non ho subito nessuna imposizione quando ero piccolo da parte dei miei genitori, quindi ho cominciato piuttosto per caso, quando mi feci molto male alla gamba giocando a calcio. Dovetti stare fermo per un paio di mesi,quindi chiesi una chitarra classico per cominciare a suonare e incontrai un insegnante che mi trasmise la passione per lo strumento. Riuscii piano piano anche a capire la differenza tra l’ascolto della musica e il suonarla e questo mi ha permesso, anche senza prendere più lezioni, di approfondire lo studio personale sullo strumento.

Sara: Il cantare è una cosa che ho avuto da sempre, da quanto ero piccola, mi piaceva intrattenere la famiglia cantando e facendo balletti e perfomance, i miei genitori pensavano addirittura di mandarmi allo Zecchino d’Oro. Poi ho avuto la fortuna di avere una sorella che ascoltava buona musica, quindi ho ricevuto da lei un’educazione che a scuola o con gli amici non avrei ricevuto. Alle medie ho scambiato con gli amici i primi dischi, come “Nevermind”, che sono quelli che non ti dimentichi più, mentre al liceo ho iniziato a prendere lezioni di canto e a imparare a suonare un po’ di chitarra e pianoforte per assecondare la mia voglia di comporre, per essere in grado di accompagnarmi e perchè per diletto mi piaceva imparare ad usare gli strumenti di per sè.

Featuring che sognate?

Lorenzo: Mick Jones, chitarrista dei Clash. Sarebbe incredibile.

Sara: Sono in crisi totale, ma ti direi Lady Gaga.

Che ne pensate della fruizione della musica ai giorni nostri? E’ d’aiuto o è contro gli artisti che la producono?

Lorenzo: In questi anni si sta privilegiando la quantità a dispetto della qualità, è molto difficile adesso per tanti artisti emergenti pensare di campare con la propria musica, anche perchè ci sono infiniti modi di usufruire delle canzoni, parlo di tutte le piattaforme di ascolto. Da un certo punto di vista sono pazzesche perchè riescono a far ascoltare la stessa canzone in parti del mondo opposte tra loro in uno schiocco di dita, quindi è facile parlare dei lati positivi, ma se queste piattaforme funzionano è perchè viaggiano con grandi numeri, non perchè ci sia particolare attenzione alla qualità. Non voglio fare assolutamente la morale, anche perchè adesso sarebbe stupido pensare di ascoltare le canzoni solo attraverso i vinili. E’ inevitabile che per gli artisti emergenti siano più i concerti che aiutano con la remunerazione della musica, sicuramente non gli stream su Spotify, anche se sono sicuramente un buon mezzo per farsi conoscere.

Sara: Lo abbiamo visto soprattutto negli ultimi tempi comunque quanto la dimensione del live sia insostituibile.

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