I No Run e la loro musica indie-dark-elettronico

Intervista di Clara Carlesi


Come e quando vi siete formati?
Sara: I No Run si sono formati verso la fine del 2016, a Novembre/Dicembre, ed è stato un processo molto spontaneo.
Alberto: Io ho chiesto a Sara se le andasse di fare un gruppo di stampo Indie/Dark/Elettronico e lei, con mia grande soffisfazione, ha detto sì!
-Avete suonato con altri gruppi precedentemente o è la vostra prima esperienza?
Alberto: Abbiamo suonato in altri gruppi, abbiamo addirittura suonato sullo stesso palco con gruppi diversi a genere indie rock durante il periodo del liceo, però non ci conoscevamo ancora.
Che tipo di musica proponete? A quale genere sentite di appartenere?
Sara
: Questa è sempre la domanda dolente perchè è difficile rientrare in una sola etichetta. Noi ci possiamo classificare come musica elettronica, ma non vogliamo essere troppo precisi, siamo spontanei nella composizione e nella scelta delle sonorità.
Alberto: Non vogliamo vincolarci ad un genere preciso, cerchiamo di sperimentare il più possibile.
Il vostro background musicale è qualcosa di misto o avete qualche genere in comune?
Alberto: Per entrambi i Kllo, Arctic Monkeys, Ben Howard, Bon Iver e Justin Vernon, succedeva spesso
di andare a concerti insieme.
Sara: Aggiungo i The national a livello compositivo, per i testi.
Volete raccontarci la vostra prima registrazione com’è andata?
Alberto: Le nostre prime due canzoni, “A Dedication” e “Confidence”, le avevamo già registrate e preprodotte a casa mia, poi le abbiamo affidate a Samuele Cangi dello studio Blue Moon Record e così siamo riusciti a raffinare quel prodotto che era già stato realizzato da noi. La cosa particolare è che a quel tempo eravamo nel suo garage, una vera e propria produzione indie!Come vivete voi questo periodo? La mancanza del live e della vostra sala prove, come avete affrontato tutto questo?
Sara: Io personalmente mi sono trovata piuttosto in difficoltà, soprattutto durante il primo periodo di quarantena. Adesso che ho iniziato da poco a lavorare (e non ho più molto tempo da dedicare alla
musica) le idee hanno ricominciato ad arrivare. Quando non si ha tempo arrivano le idee e quando si ha troppo tempo le idee non arrivano!
Alberto: Per noi è stato difficile perchè, anche se possiamo essere piuttosto indipendenti nella realizzazione della nostra musica, concludiamo assolutamente tutti i nostri progetti insieme e a causa
della zona rossa non siamo riusciti a farlo. Inoltre Sara a Maggio ha completamente prodotto il video per il nostro pezzo Reminder, quindi è stata un po’ assorbita da questo progetto.
Un pomeriggio nella vostra sala prove, se venissi cosa vedrei?
Alberto: Si ride, si scherza, si fa improvvisazione. Suoniamo nelle nostre camere, non abbiamo una sala prove, ci siamo organizzati autonomamente con strumenti e attrezzature.
Sara: I testi li scrivo io e Alberto cura la produzione, ma cerchiamo entrambi di sviluppare tutto il pezzo insieme. Il testo è l’ultima cosa che arriva, cerchiamo prima di creare una linea melodica e poi rifiniamo il
tutto insieme.
-Che studio c’è dietro la parte video?
Sara: Ne andiamo molto fieri, è tutto fatto in casa. Per Pyre ci siamo ispirati a memes, serie, film che ci piacciono. E’ stato un lavorone.
Alberto: Cerchiamo sempre di accompagnare le nostre canzoni a video autoprodotti, costa tempo e fatica (è la Sara su cui grava il peso del montaggio), ma ci piace presentare una canzone come se fosse
un progetto audio-video. Ci piaceva mettere insieme scene di cultura pop e scene un po’ più di nicchia.

C’è un’estetica che vi piace riprodurre nei vostri video? Vi ispirate a qualcuno?
Sara: L’idea può partire da un post di Instagram, da una fotografia, da un video vecchio che ci è piaciuto, non abbiamo un riferimento primario.
-Voi volete più influenzare o siete più influenzati?
Alberto: Noi non ci poniamo l’obbligo di essere originali, perchè lo troviamo impossibile. Non vogliamo per forza creare un contenuto da clonare, quello che basta è che piaccia ai nostri ascoltatori e che loro
capiscano il lavoro che c’è dietro. L’idea che vogliamo dare è piuttosto il fatto che video e musica possano essere slegati: ad una canzone malinconica e dai toni seri possiamo benissimo abbinare un
video più divertente con toni di superificialità. In “Confidence” invece abbiamo fatto una cosa diversa da “Pyre”, abbiamo montato video nostri come se fosse un vlog di viaggio, ci siamo fatti influenzare un po’
di più.
In questo periodo ci sono un sacco di artisti che hanno avuto un blocco creativo. A voi è successo? Avete un consiglio da dare a chi ci legge?
Alberto: Io se sono bloccato su un riff di basso o di chitarra cambio strumento e passo al sintetizzatore e viceversa. Cercare qualcosa di nuovo riaccende l’interesse per quanto mi riguarda.
Sara: Io mi sblocco cambiando un po’ scenari e abitudini, se sono bloccata sui testi mi butto sulla musica
e se sono bloccata anche sui testi faccio proprio altro, i viaggi in macchina sono stati molto d’aiuto.
Vi piace riascoltarvi?
Alberto: Quando siamo soddisfatti di una nostra canzoni la riascoltiamo quasi fino alla nausea, la cosa
più importante per noi è che ci piaccia la musica che facciamo.
Parliamo di live e concerti, che ci potete raccontare dei vostri?
Sara: Noi in realtà siamo riusciti a fare un solo live al Supernova Loves Family, un festival organizzato
all’anfiteatro di Fiesole. Un bel live e una bellissima cornice, anche se eravamo abbastanza sotto
pressione. Il fatto divertente, ma non sul momento, è stato che Ableton si è rifiutato di funzionare alla
nostra prima canzone!
Alberto: Ableton è il programma che utilizziamo per completare le nostre canzoni, se si blocca non
posso avere accesso a tutti i suoni per accompagnare Sara, che principalmente canta e suona la
chitarra. I nostri pezzi sono un po’ malinconici, e il fatto che si sia bloccato il programma proprio all’unica
canzone più allegra che abbiamo composto è stato buffo.
La musica che fate la utilizzate come sfogo, come strumento di comunicazione o come strumento di autoanalisi?
Sara: I pezzi nascono tutti da una base musicale che solitamente per noi è malinconica e molto intima e
ciò non è un caso, è il nostro modo di approcciarci alla musica. La musica è una parte fondamentale
nella nostra giornata, una colonna sonora per i nostri pensieri, quindi i testi partono tutti da questo: sono
sicuramente frutto di ragionamenti raffinati nel tempo, non ci metto poco a scriverli, voglio essere
accurata. Non sono mai esplicita comunque per dare spazio d’interpretazione a chi ascolta la nostra
musica.
Progetti per il futuro?
Alberto:
Album in italiano. Abbandoniamo la lingua inglese e la nostra comfort zone, vogliamo rendere
più fruibile il nostro prodotto. L’italiano comporta una certa modifica della struttura ritmica delle canzoni,
quindi può risultare più difficile in un primo momento, ma a noi piace metterci in discussione. Non
abbiamo ancora registrato e siamo nella fase di produzione dei brani, attualmente siamo seguiti dal
mgmt Blooming, di Liumy Calamusa.
Featuring che sognate?
Sara: Venerus, per la scena italiana, e Phoebe Bridgers.
Alberto: Tyler The Creator.
Come nasce la vostra passione per la musica?

Sara: A me ci è voluto un po’ di tempo per capire che potessi utilizzarla come modo per esprimermi, ma
fin da piccola, nei viaggi in macchina con i genitori, sono sempre stata particolarmente affascinata
dall’atmosfera che crea una canzone in un determinato momento e con una determinata luce. In tarda
adolescenza ho iniziato a fare le prime esperienze musicali, ma solo nel gruppo con Alberto ho iniziato
ad apprezzare davvero la mia voce, forse proprio perchè utilizzata in maniera diversa rispetto alle
precedenti esperienze.
Alberto: Io ho iniziato con il pianoforte alle elementari e ho continuato al liceo con il basso elettrico, che
è sempre rimasto il mio strumento preferito. Volevo un po’ uscire dalla dimensione di accompagnamento
che chiunque suoni questo strumento sente dopo un po’, quindi è nata così la passione per la
produzione musicale al computer con il sintetizzatore. Lo strumento musicale è sempre un bell’oggetto
comunque, anche esteticamente, e la possibilità che con tre o quattro note si possa trasmettere
qualcosa che si ha dentro è una magia che soltanto con la musica riesco a sentire.

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