I Midnight fra storie e musica medioevale, irish e celtica

Intervista di Clara Carlesi (OffMusic)

Come e quando nascono i Midnight?
Graziano: Il progetto Midnight nasce nel 2003 e vi hanno preso parte molti musicisti, ma negli ultimi quattro o cinque anni abbiamo otto componenti stabili: Federico Vannucchi alla chitarra, Massimo Paggi al basso, Luca Floridi alle tastiere, Giulia Del Bravo alla voce, Chiara Becherini ai cori, Savino Pantone al violino, Gaspare Bartelloni ai flauti ed io, Graziano Ridolfo alla batteria, siamo un gruppo numeroso. Federico e Massimo sono i fondatori dei Midnight e iniziarono come cover band dei “Blackmore’s Night”
e successivamente, quando sono entrato anch’io, abbiamo iniziato a fare canzoni nostre ispirandoci a quel sound.
Che tipo di musica proponete? A quale genere sentite di appartenere?
Federico: Lo stile si può definire fantasy, racchiude un mix di vari generi che vanno dalla musica medievale a quella rinascimentale, celtica e irish, sempre quindi con influenze nordiche. Siamo affascinati da tutto questo mondo.
La scenografia è molto importante nelle vostre performance, come mai? In cosa consiste?
Giulia: Della scenografia si occupa soprattutto Massimo, io personalmente ho commissionato il mio bellissimo vestito ad una sarta di Nottingham e per fortuna è arrivato in tempo, visto che sono entrata nel gruppo e solo due settimane dopo avremo avuto un concerto. Per noi non è solo una questione musicale, la questione estetica è molto importante, si tratta di calare lo spettatore in un ambiente
particolare. Il nostro è uno spettacolo a tutti gli effetti. Per me è bello poter cambiare anche “gli abiti di
sempre”, quelli di Giulia Del Bravo, per poter essere il personaggio che sto interpretando, è liberatorio.
Qual è il concept alla base del vostro ultimo album “The Legend Has Begun”?
Federico: L’ultimo album si compone di storie e leggende norrene, orientali e di carattere epico, ascoltando “The Legend Has Begun” ti rendi conto del fatto che non ci sia un vero e proprio filo logico, ci sono tante influenze a livello di sound, che ti possono riportare alla mente atmosfere medievali o irish ad esempio, quindi molto diverse tra loro.
Giulia: Nonostante ogni pezzo possa avere influenze diverse, il nostro suono è molto riconoscibile, c’è la
nostra firma.
Qual è il vostro background musicale? Come influenza la vostra musica?
Graziano: Io credo che ognuno provenga da ascolti diversi, ma sicuramente tutti noi abbiamo un filone comune che ci unisce e che viene ben rappresentato da ciò che suoniamo insieme. Chi produce questo tipo di musica comunque ha come riferimento quei tre o quattro artisti in particolare che vengono conosciuti da tutti quanti, non sono molti i gruppi leader di questo genere musicale.
Come nascono le vostre canzoni?
Giulia: Innanzitutto la mente musicale è Federico, che scrive e compone i nostri pezzi, insieme all’aiuto di Massimo poi fanno anche la struttura del testo. Federico non scrive solo le parti di chitarra principali, ma arrangia un po’ tutti gli strumenti, che poi verranno sistemati e arricchiti singolarmente da ogni componente del gruppo. Dopo di che entro in gioco io che, essendo la cantante, imposto la canzone su una tonalità che possa esaltare il senso della canzone in base anche a quelli che sono i colori della mia
voce. Arrivati a questo punto io, Massimo e Federico ci troviamo in sala registrazione, una piccola saletta
adibita sopra la nostra sala prove, e abbozziamo la struttura della canzone con chitarra, basso e linea melodica. Il file registrato viene mandato poi a tutti i componenti del gruppo che, ascoltandolo, aggiungeranno le loro parti anche grazie alle linee guida di Federico.
C’è un testo o una canzone a cui siete particolarmente legati?
Giulia: I Midnight sono molto legati a “Witch of the Mirrors” che è una canzone del precedente album, ispirata ad una leggenda toscana: questa storia parla di una bellissima nobildonna di origini lucchesi che decide di vendere la sua anima al diavolo per ottenere in cambio la giovinezza. Questa nobildonna, ossessionata dalla sua immagine, si riempie la casa di specchi, da qui il titolo, e rimane giovane fino a che il diavolo, passato il tempo stabilito, non si presenta da lei per rivendicare il suo premio. La mia preferita invece si chiama “The King and the Dwarf”.
Luca: C’è una ricerca profonda nella scelta delle storie e delle leggende da raccontare, Massimo e Federico cercano e si informano riguardo a storie anche locali che sono poco conosciute. La narrazione che fa Giulia durante i concerti prima dei pezzi diventa un momento magico, che attira l’attenzione. Graziano: Mi piacciono tutte, ma sono molto legato a “The Legend Has Begun”, mi emoziona mentre la
suono.
Federico: “The Wolf and The Moon” è quella che al momento mi fa sentire meglio.

I concerti ci mancano molto, voi come avete vissuto la mancanza di live dall’inizio del I lockdown?
Luca: E’ molto difficile, essendo il disagio generale per tanti settori diversi. Noi lavoriamo molto in
primavera e in estate, partiamo a fare concerti a Marzo e finiamo a metà Settembre, facendo almeno
quindici o venti date l’anno, sia in Italia che all’estero. L’anno scorso è saltato tutto e quest’anno anche il
pensiero di programmare qualcosa diventa un delirio. Nessuno ora si prende la briga di organizzare
eventi con dei costi importanti di organizzazione, ed è normale quando non hai la certezza di fare
l’evento stesso. Per noi la dimensione live è vitale, visto anche l’importanza che ha per noi lo spettacolo
dal punto di vista estetico e scenografico. Essendo poi il nostro un genere “di nicchia” perchè particolare,
rimaniamo molto fedeli alla linea live, quella più “antica”, il nostro più grande pubblico lo abbiamo
conosciuto proprio durante i concerti!
-Come vivete la preparazione ai live?
Graziano: Il lavoro comincia spesso e volentieri anche il giorno prima, proprio per essere belli carichi e
preparati per il concerto.
Luca: Io e Massimo viviamo i pre-live come fossero pre-partita, rimaniamo fino a tardi nel luogo
dell’evento per sistemare e preparare tutto lo spettacolo.
Giulia: Abbiamo la fortuna di esibirci spesso con il nostro fonico, quindi quando siamo con lui ad un live
abbiamo la registrazione completa del nostro concerto e questo è molto importante, ci serve per
riascoltarci e capire come siamo andati. Questo avviene anche in sala prove visto che con l’ascolto
riusciamo a capire come migliorarci. La nostra musica dal punto di vista di arrangiamento è molto
complessa ed è necessario essere il più precisi possibile.
Vi è mai successo qualcosa di divertente o di assurdo durante un concerto?
Giulia: Ad un concerto siamo rimasti divertiti da un bimbo che suonava la batteria di Graziano, era un
evento a cui partecipavano davvero molti bambini. Ogni volta che suoniamo fuori succede qualcosa di
divertente o surreale!
Luca: Eravamo a suonare ad un festival in montagna a Bassano del Grappa e avevamo un palco bellissimo, gigante. Samuele, aveva delle bombarde molto complesse da suonare e durante il “suo” momento durante un nostro pezzo una lampada alogena, che era sopra di lui, è esplosa! Per fortuna non si è fatto male nessuno e siamo andati avanti con il pezzo, siamo stati filmati anche da un drone durante
quel concerto e in quel momento si vede proprio l’esplosione!
Graziano: Alla fine di un nostro concerto si presentò questo tipo strano vestito con una tonaca che
sosteneva di non appartenere a questa terra e parlava con questo bastone in mano, raccogliendo un
capannello di persone attorno a sè, è stato interessante. Un’altra volta ancora ci siamo accorti, una volta
saliti sul palco per suonare, che delle persone stavano suonando i nostri strumenti senza che nessuno
avesse dato il permesso.

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